Pignoramento Stipendio, pensione, C/C, casa

VARI TIPI DI PIGNORAMENTO E SOLUZIONI

Contenuti nascondi

Pignoramento

COME FUNZIONA IL PIGNORAMENTO DELLO STIPENDIO?

Innanzitutto il creditore deve possedere un documento ufficiale del tribunale competente. A questo punto il creditore deve presentare prima un decreto ingiuntivo al pubblico ufficiale giudiziario e, in mancanza di opposizione da parte del debitore, si procede con l’atto di pignoramento.

Questo può avvenire in due modalità:

Pignoramento notificato al datore di lavoro

la somma trattenuta è antecedente al versamento dello stipendio e il datore di lavoro tratterrà la somma definita;

Pignoramento notificato all’istituto di credito

è il caso in cui la somma trattenuta è successiva all’accredito della busta paga sul conto corrente.

Sarà quindi il tribunale competente a notificare la procedura al lavoratore e al datore di lavoro o all’istituto di credito, i quali hanno 10 giorni di tempo per comunicare al creditore il totale dello stipendio del debitore e definire la somma mensile da pignorare.

Chi può chiedere il pignoramento dello stipendio e quali sono i limiti?

Il pignoramento può essere richiesto da:

un soggetto privato: l’importo trattenuto non può superare 1/5 dello stipendio netto del debitore;
l’Agenzia delle Entrate: in questo caso sono stabilite soglie differenti in base al totale dello stipendio percepito. L’importo pignorato è di:

  • 1/5 per stipendi superiori a 5.000€
  • 1/7 se lo stipendio va da 2.500 a 5.000€
  • 1/10 se è inferiore a 2.500€

Se si dovessero sommare più creditori, questi saranno risarciti progressivamente, in modo che rimanga al debitore almeno la metà dello stipendio, per permettergli di sostenere sé e la famiglia e garantirsi una vita dignitosa.

Si deve considerare che per calcolare il quinto dello stipendio sono escluse eventuali cessioni del quinto, che il debitore ha volontariamente aperto. Quindi, in caso di debiti, per bloccare cessioni del quinto e pignoramenti è sempre utile verificare se si può accedere alla legge sul sovraindebitamento e risolvere definitivamente il problema dei debiti.

C’è da notare inoltre che se il debitore perde il lavoro, si interrompe anche il pignoramento sul suo stipendio e il creditore dovrà ripetere la procedura in caso di assunzione presso un’altra azienda.

Soglie di impignorabilità

Soglie di impignorabilità dello stipendio

Non esiste una vera e propria soglia minima di impignorabilità dello stipendio, quindi anche importi piccoli possono essere pignorati.

Limiti di pignoramento sul Conto Corrente

C’è invece una soglia di impignorabilità sulle somme di redditi di lavoro dipendente depositate sul conto corrente. La legge ha disposto che non sono pignorabili le somme depositate sul conto pari a tre volte l’assegno sociale, quindi 1.509,81€ nel 2023. Il pignoramento in questo caso non potrà essere integrale, ma solo per le somme superiori a 1.510€ circa.

Limiti di pignoramento sulle pensioni

La legge 21 settembre 2022, n. 142, di conversione del decreto Aiuti-bis, ha modificato il limite di impignorabilità delle pensioni: sale a 1.000 euro il “minimo vitale” sotto il quale non si possono pignorare le pensioni.

Le somme dovute a titolo di pensione, di indennità o altri assegni di quiescenza, non possono quindi essere pignorate per un ammontare corrispondente al doppio della misura massima mensile dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro.

Il nuovo limite di impignorabilità ha efficacia dal 22 settembre 2022. È quanto comunica la circolare INPS n.38 del 3 aprile 2023, che fornisce le indicazioni applicative relative alla novità normativa.

COME CI SI PUÒ TUTELARE DAL PIGNORAMENTO DELLO STIPENDIO?

Nel momento in cui viene notificato il pignoramento dello stipendio, si può agire nei modi indicati qui sotto.

Opposizione al pignoramento

Entro 40 giorni dalla notifica del primo decreto ingiuntivo, il debitore può contestarlo al giudice che lo ha emesso. Se non c’è opposizione, il decreto ingiuntivo diventa titolo esecutivo, necessario per poter procedere con il pignoramento.

Quando il creditore ottiene il titolo esecutivo, che è l’atto di pignoramento, il debitore potrà opporsi depositando al giudice un atto di citazione in due modalità:

  • contestando il diritto del creditore a procedere, con l’opposizione all’esecuzione, se il pagamento è già avvenuto, se il credito è prescritto o se la somma non è calcolata correttamente;
  • evidenziando irregolarità nella procedura, con l’opposizione agli atti esecutivi, come ad esempio mancate notifiche.

Pagamento del debito e blocco del pignoramento

Se il debitore paga tutto il suo debito e le spese all’ufficiale giudiziario, ottiene il blocco del pignoramento e quindi paga quanto dovuto, anche se in ritardo.

Riduzione del debito e Saldo e stralcio

Può verificarsi che il valore dello stipendio pignorato sia superiore al credito dovuto più le spese. Il codice civile permette quindi una riduzione dell’importo pignorato.

La procedura di Saldo e Stralcio

Il modo più efficace e utile per una riduzione del debito è comunque il Saldo e Stralcio, ovvero un accordo tra debitore e creditore, che prevede la riduzione del debito a fronte di un pagamento immediato o a breve termine.

Grazie a questo accordo si evita il pignoramento e si ottiene anche l’estinzione del debito.

Un esempio di come funziona il saldo e stralcio (fonte)

Ricorso alla legge sul sovraindebitamento

Se il debitore ha maturato un debito elevato e non ha la possibilità di ripagare il creditore, l’unica alternativa sarà il ricorso alla legge sul sovraindebitamento, che blocca immediatamente ogni azione esecutiva e ogni pignoramento, permettendo una riduzione del debito e l’esdebitazione.

L’esdebitazione permette di far recuperare parzialmente ai creditori quanto da loro erogato e offre la possibilità al debitore di risolvere definitivamente la sua situazione in base alle sue possibilità, restituendogli una vita dignitosa.

In sintesi:

  • Il creditore recupera parzialmente le somme erogate;
  • Il debitore ha la possibilità di sanare i suoi debiti;
  • Eventuali debiti residui vengono cancellati;
  • Si richiede l’eliminazione della propria posizione dalle banche dati dei cattivi pagatori (fra le quali il CRIF).

Soluzioni a confronto

Su questo sito si trovano una serie di soluzioni messe a confronto fra loro.

DOMANDE E RISPOSTE

Cosa implica il pignoramento dello stipendio?

Il pignoramento dello stipendio è una specifica forma di espropriazione forzata che si colloca all’interno della categoria del pignoramento verso terzi. Con questo termine si definiscono le azioni esecutive attivate per questa tipologia di crediti che il debitore, a sua volta, ha verso terzi soggetti. In questo modello di pignoramento – a cui potremmo associare anche il pignoramento del conto corrente e della pensione – tra creditore e debitore si inserisce una terza figura, rappresentata dal soggetto che ha l’effettiva disponibilità di un bene o di una somma di denaro riconducibili al debitore. Questo soggetto, nell’ambito del pignoramento dello stipendio, è rappresentato dal datore di lavoro.

Il datore di lavoro, dunque, è obbligato a versare al creditore una precisa somma di denaro, entro alcuni limiti. Ciò significa che a titolo di stipendio il lavoratore si vedrà riconoscere una cifra più bassa, decurtata dell’importo versato al creditore, fino al completo pagamento di uno o più debiti.

Il pignoramento dello stipendio non esclude la possibilità che i creditori attivino altre azioni esecutive sul patrimonio del debitore, come il pignoramento del conto corrente oppure di beni immobili e mobili di sua proprietà.

Chi può pignorare lo stipendio?

Il pignoramento dello stipendio può essere richiesto da qualunque creditore, pubblico o privato, che abbia un titolo di credito nei confronti del debitore, come ad esempio un assegno andato insoluto, una fattura non pagata, una cambiale o un contratto di mutuo. Tuttavia esistono delle regole, in base alle quali si applicano limiti specifici.

Come si arriva al pignoramento dello stipendio?

La procedura di pignoramento dello stipendio si articola in diversi passaggi. Innanzitutto, come già detto, il creditore deve possedere una prova certa e valida che attesti il suo diritto. In base ad essa può richiedere al Giudice di emettere un decreto ingiuntivo, atto con cui intima al debitore di effettuare il pagamento entro 40 giorni dalla sua ricezione.

È bene precisare che il debitore può opporsi al decreto ingiuntivo nel caso in cui ritenga che vi sia un valido motivo. Tuttavia, questa azione prevede l’apertura di un procedimento giudiziario, con costi ulteriori rispetto all’eventuale debito finale da pagare.

Se il debitore non agisce in alcun modo, il decreto diventa esecutivo, generando l’obbligo di pagare l’importo previsto più le eventuali spese legali. In questo frangente il creditore, tramite l’ufficiale giudiziario, invia al debitore l’atto di precetto con cui richiede il pagamento del debito entro un massimo di 10 giorni, decorsi i quali il creditore può procedere con il pignoramento dello stipendio.

Come avviene il pignoramento dello stipendio?

Materialmente il pignoramento dello stipendio può avvenire in due modi:

  • può essere trattenuta una quota direttamente alla fonte – ogni mensilità percepita dal debitore viene cioè decurtata di un importo fisso fino al saldo dell’obbligazione;
  • può essere stabilito di intervenire sullo stipendio già incassato e già accreditato sul conto corrente.

Quando il pignoramento dello stipendio avviene direttamente alla fonte, la norma prevede che la trattenuta non possa superare 1/5 dell’entrata netta.

Nel calcolo si terrà presente che al debitore va sempre assicurata una quota minima residua tale da garantirne la sussistenza.

Per ciò che riguarda il pignoramento delle somme già accreditate in conto, è invece stabilito che si possa intervenire unicamente sulla quota di stipendio eccedente il valore dell’assegno sociale moltiplicato per tre. L’assegno sociale nel 2022 è fissato a 468,10 euro mensili.

Le carte di credito o le prepagate possono essere pignorate?

SI. Le carte prepagate (con o senza IBAN), come la Postepay classica o la Postepay Evolution possono essere pignorate, se sono intestate al debitore. In generale tutte le carte di credito sono pignorabili.

E’ ovvio che il pignoramento riguarda la somma presente sul sistema, non la carta fisica. E per Agenzia delle Entrate Riscossione è piuttosto facile capire quali sono tutti i conti, le carte prepagate e non intestate ad un debitore.

Solo le Carte Revolving non sono pignorabili. Ma queste, in realtà, sono carte di debito.  🙂

Pignoramento dell’autovettura

Il pignoramento dell’automobile può essere effettuato tramite la procedura tradizionale, ovvero a seguito di un’ispezione dell’ufficiale giudiziario, o tramite una procedura telematica, ovvero consultando l’Anagrafe Tributaria.

Molto spesso il veicolo viene lasciato in custodia del proprietario fino al momento della vendita all’asta, ma in tale periodo non è possibile utilizzare il mezzo, che resta in attesa in essere condotto all’Istituto Vendite Giudiziarie.

Se la vendita non va a buon fine, il veicolo viene riconsegnato al debitore, che dovrà comunque sostenere le spese.

É possibile anche il pignoramento di un’auto cointestata, ma in questo caso i proventi della vendita dovranno essere assegnati per la metà al comproprietario.

Le polizze assicurative sono pignorabili?

NO. Le polizze assicurative non sono pignorabili.

Debiti tra privati, come funziona?

Se il pignoramento avviene nell’ambito di debiti tra privati, la regolamentazione in merito è differente, rispetto a questioni che riguardano enti pubblici come ad esempio le cartelle esattoriali notificate dall’Agenzia delle Entrate Riscossione. Nell’ambito privato, le limitazioni relative al trattenimento di una parte della busta paga variano a seconda del momento in cui viene effettuato il pignoramento e alla tipologia di credito in questione. Se esistono più cause creditizie, può essere pignorata fino alla metà della busta paga, comprensiva di straordinari, ma al netto di trattenute fiscali e previdenziali.

Possono essere notificati più pignoramenti nello stesso momento?

SI. Nel caso in cui vengano notificati più pignoramenti contemporaneamente si procederà saldando il credito in maniera progressiva. Questo significa che il secondo creditore riceverà quello che gli spetta solamente una volta che verrà saldato il credito del primo debitore.

Il limite del 20% dello stipendio può essere superato solamente se i crediti richiesti dai diversi creditore sono di natura differente tra loro. In ogni caso, al debitore deve essere garantita almeno la metà dello stipendio, per permettergli di vivere comunque una vita dignitosa.

PIGNORAMENTO FATTO DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE

Quando i debiti fanno riferimento a cartelle esattoriali già notificate (ma non ancora pagate), le limitazioni sono ancora più ristrette. Se il soggetto che agisce è quindi l’Agenzia Entrate Riscossione, il pignoramento dello stipendio avviene in base al valore della busta paga, in particolare:

  • fino a 2.500 euro: un decimo (1/10)
  • fino a 5.000 euro: un settimo (1/7)
  • oltre 5.000 euro: un quinto​ (1/5)

La legge stabilisce, dunque, che lo stipendio non può essere pignorato oltre il limite di 1/5. Questo calcolo deve essere effettuato sull’importo netto e non su quello lordo.

Esistono, tuttavia, delle eccezioni in cui la percentuale del pignoramento dello stipendio può essere superiore al 20%. Sale, infatti, al 30% nel caso in cui il pignoramento derivi da crediti di natura alimentare, come ad esempio gli alimenti destinati ai figli.

Il trattamento di fine rapporto/servizio (TFR o TFS per gli statali) è sottoposto agli stessi limiti. Per cui se un creditore pignora lo stipendio e sono versate al dipendente quote del TFR queste verranno pignorate per la stessa percentuale dello stipendio stesso.

Agenzia delle Entrate Riscossione può pignorare la prima casa?

SI, ma in presenza di condizioni più stringenti rispetto ai debiti con i privati.

Come funziona il pignoramento della prima casa da parte di AdER?

Il pignoramento della prima casa è il primo passo del procedimento giudiziario di esecuzione immobiliare, che può essere intrapreso da un creditore nei confronti di un debitore che non ha pagato il suo debito entro i termini stabiliti.

L’obiettivo del creditore è ottenere la vendita obbligata all’asta dell’immobile del debitore e trattenere il ricavato per soddisfare il suo credito. Il debitore perde quindi la proprietà e il possesso della sua abitazione principale.
In caso di debiti di natura fiscale (che derivano da somme dovute alle amministrazioni pubbliche, ma che non sono mai state pagate) l’Erario può rivalersi anche sull’immobile in cui risiede il contribuente insolvente; in alcuni casi solo dopo aver iscritto l’ipoteca su di esso.

La prima casa è un bene essenziale per la vita di una persona e della sua famiglia. Per questo motivo Agenzia delle Entrate Riscossione può pignorarla, ma con paletti maggiori rispetto al debito con i privati, tra cui l’importo del debito, il valore dell’immobile, la residenza e l’esistenza di altri beni espropriabili.

In quali casi Agenzia delle Entrate Riscossione può pignorare la prima casa?

Agenzia delle Entrate Riscossione può vincolare la prima casa dei contribuenti morosi solo se si verificano determinate condizioni:

  • il debitore vi ha posto la sua residenza anagrafica;
  • l’immobile è l’unico di proprietà del debitore esecutato;
  • la casa è accatastata per uso abitativo civile;
  • l’immobile non è di lusso, secondo le categorie catastali.

Inoltre, Agenzia delle Entrate Riscossione non può procedere nemmeno se il debito complessivo del contribuente nei confronti dell’Erario è inferiore a 20.000 euro. In questo caso vale anche il divieto di iscrivere l’ipoteca immobiliare, ma deve cercare altri beni da pignorare (ad esempio il conto corrente, l’automobile, lo stipendio, la pensione).

Invece, se l’ammontare del debito è tra 20.000 e 120.000 euro, Agenzia delle Entrate Riscossione può iscrivere ipoteca sulla casa, ma non può procedere al pignoramento. L’ipoteca serve solo come garanzia aggiuntiva per il credito e non comporta la perdita dell’immobile.

Solo se il debito è maggiore di 120.000 euro, Agenzia delle Entrate Riscossione può pignorare la prima casa del contribuente inadempiente, a meno che non si tratti di un immobile non pignorabile per legge (ad esempio per motivi di interesse storico o artistico).

COME EVITARE O CONTRASTARE IL PIGNORAMENTO DELLA PRIMA CASA

Esistono alcune possibilità per sfuggire legalmente al pignoramento, a seconda del momento in cui si interviene e dalla situazione patrimoniale del debitore.

Prima dell’iscrizione di ipoteca

La prima cosa da fare per salvare la prima casa dalla morsa erariale è cercare di estinguere il debito entro i termini previsti dalla cartella esattoriale o dall’avviso di accertamento.

Se ciò non è possibile, si può richiedere all’Agenzia delle Entrate Riscossione una rateizzazione del debito. In questo modo si sospende la riscossione coattiva e si evita l’iscrizione di ipoteca sull’immobile.

Se il debito è inferiore a 20.000 euro, si può anche chiedere all’Agente della riscossione di rinunciare all’iscrizione di ipoteca sull’immobile, a condizione che il contribuente non abbia altri beni pignorabili e che dimostri la sua situazione di difficoltà economica.

Un’altra opzione per scongiurare il pignoramento della prima casa in presenza di debiti erariali superiori a 120.000 euro (e non rientrando nelle condizioni  esaminate in precedenza), è quella di vendere l’immobile prima che venga iscritta l’ipoteca, con la speranza di ottenere un prezzo di vendita più alto rispetto all’asta, così da saldare l’intero debito.

Dopo l’iscrizione di ipoteca

Se Agenzia delle Entrate Riscossione ha già iscritto ipoteca sull’immobile, le possibilità per evitare il pignoramento della prima casa sono più limitate. Tuttavia, si può ancora tentare di pagare il debito nei termini previsti dalla notifica dell’ipoteca o chiedere una rateizzazione. In tal modo si può ottenere la cancellazione dell’ipoteca e la sospensione della procedura esecutiva.

Se quelle soluzioni non sono possibili, si può provare a proporre all’Agenzia delle Entrate Riscossione il saldo e stralcio, ossia una transazione fiscale “bonaria” per chiudere la controversia tributaria con il pagamento di una somma minore rispetto al debito originario.

Dopo il pignoramento

Se AdE ha già pignorato la prima casa, le possibilità di evitare la vendita all’asta sono quasi nulle. Tuttavia, si può ancora tentare l’opposizione con un ricorso al giudice dell’esecuzione.

Il ricorso

Il ricorso può essere fondato su vari motivi, tra cui:

  • la nullità o l’inefficacia del titolo esecutivo (ad esempio la cartella esattoriale) o dell’atto di pignoramento, per vizi formali o sostanziali;
  • erronea individuazione o valutazione dell’immobile;
  • esistenza di cause di impignorabilità o di esenzione non prese in dovuta considerazione;
  • il pagamento o la prescrizione del debito.

Opposizione agli atti esecutivi

è possibile contestare la validità degli atti preliminari all’esecuzione forzata, ad esempio se ritieni che ci siano state irregolarità nella notifica del titolo esecutivo o del precetto.

Opposizione all’espropriazione

permette di sollevare dubbi legati direttamente alla procedura di espropriazione, come errori nell’individuazione dei beni pignorabili o nella condotta dell’asta.

Opposizione al rilascio

se si ritiene che ci siano motivi validi per non lasciare la casa dopo l’aggiudicazione. Ciò è particolarmente rilevante quando nella casa vivono minori o disabili e si vuole focalizzare l’attenzione sull’assenza di soluzioni abitative alternative.

Eccezione d’incompetenza

Se si ritiene che il Giudice (o il Tribunale) che sta gestendo la procedura di pignoramento non sia competente. Questa mossa può portare a una sospensione del procedimento fino alla decisione su quale giurisdizione debba effettivamente occuparsi della causa.

Quali beni non sono pignorabili dal fisco?

Non tutto è pignorabile. Ad esempio, il fisco non può pignorare la casa di abitazione quando questa è l’unica e la stessa viene destinata a residenza. Tuttavia deve essere tenuto presente che, in caso di possesso di altri beni immobili, anche l’abitazione pignorata è successivamente messa all’asta. Oltre alla casa, altro esempio classico di pignoramento è quello del conto corrente, anche se cointestato; tuttavia in questo caso il pignoramento potrà arrivare fino al limite del 50% del valore presente sul conto.

Altra classica tipologia di pignoramento è quello mobiliare. Tuttavia, non tutti i beni possono essere oggetto di pignoramento. Ad esempio, non possono essere sottratti beni indispensabili, come elettrodomestici e generi alimentari, oltre che beni di valore affettivo. Neanche le polizze assicurative sono pignorabili.

PIGNORAMENTO IN CASO DI FIGLI MINORI O MEMBRI DISABILI

Pignoramento casa con figli minori

Non esistono norme specifiche che tutelano la famiglia dal pignoramento della prima casa in presenza di figli minori.

Questo significa che, in teoria, una famiglia con bambini può trovarsi nella situazione di vedere pignorata la propria abitazione.

Sta al Giudice valutare la situazione complessiva della famiglia, prima di procedere con l’esecuzione; potrebbe considerare elementi come la presenza di figli con particolari necessità o disabilità.

Pignoramento prima casa con membri disabili

La Legge non offre una protezione automatica contro il pignoramento della prima casa. Nonostante le particolari esigenze che le famiglie con membri disabili possono affrontare, la legge italiana non prevede esenzioni specifiche per queste situazioni.

Questo processo, però, diventa delicato e complesso quando ci sono bambini o persone disabili coinvolti. Ciò rende inevitabilmente necessarie particolari attenzioni.

Queste sono le fasi:

Ordine di liberazione

L’acquirente (colui che si è aggiudicato l’asta) deve richiedere al Giudice l’emissione di un ordine che intima al debitore di lasciare libero l’immobile entro 30 giorni dalla notifica.

Sgombero forzato

Si attua con il supporto delle Forze dell’Ordine nel caso in cui il debitore non rispetti il termine.

Proroga per situazioni difficili

In casi di particolari difficoltà, come la presenza di minori o disabili, il giudice può prorogare il termine per la liberazione dell’immobile fino a 18 mesi.

Sospensione o differimento

La legge prevede casi in cui il rilascio dell’immobile può essere posticipato, come quando esiste un contratto di locazione precedente al pignoramento o se la casa è assegnata al coniuge affidatario dei figli minori.

Supporto dei servizi sociali

In situazioni di particolare fragilità, il giudice può richiedere l’intervento dei servizi sociali, al fine di garantire una tutela maggiore per i minorenni o membri con problemi di salute che si trovano coinvolti nello sfratto.

Come rendere impignorabile la prima casa con dentro figli minori?

Come già spiegato in precedenza, la Legge Italiana non prevede specifiche protezioni per rendere impignorabile una prima casa, anche se in essa abitano figli minori.

NULLATENENTE: COSA SI PUÒ PIGNORARE?

Non ha lavoro e nessun bene intestato: a volte, però, il nullatenente è solo una persona furba.

Il codice civile italiano, art. 2740, stabilisce che il debitore risponde delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Cosa succede se, però, si tratta di un nullatenente?

La parola nullatenente non è di carattere giuridico, non la si trova, quindi, in nessuna legge, e non sono neanche indicati i requisiti minimi perché una persona possa ritenersi tale. È bene, dunque, chiarire cosa si intende con questo termine.

Cosa vuol dire nullatenente

Nei fatti, il termine è usato per indicare “soggetti che non hanno un lavoro retribuito, o un reddito, e che non sono proprietari di alcun bene”. Nei confronti di un nullatenente è, quindi, impossibile avviare un pignoramento perché la procedura risulterebbe negativa e senza esiti fruttuosi. Un nullatenente è anche colui che è titolare di redditi non pignorabili, ad esempio una pensione al di sotto del minimo vitale o chi possiede un’auto di valore irrisorio.

Il vero nullatenente, insomma, è colui che non ha niente nelle due principali banche dati, l’anagrafe tributaria e l’anagrafe dei conti correnti, a cui il creditore può tra l’altro accedere.

  • Nella prima confluiscono tutte le informazioni relative a redditi percepiti dal soggetto, sotto qualsiasi forma (da locazione, da lavoro, da investimenti, ecc…).
  • Nella seconda confluiscono, invece, tutte le informazioni relative a conti correnti o altri depositi in banca o alle poste.

Il più delle volte, però, il nullatenente è semplicemente una persona furba che è riuscita a nascondere le proprie disponibilità economiche intestandole a qualcun altro per aggirare la legge. In molti casi, infatti, lasciano tracce di un eventuale spostamento di beni, che una società investigativa può riuscire ad individuare, attraverso delle indagini per recupero crediti.

Infine, si può essere nullatenenti anche se si è proprietari di beni. La legge, infatti, stabilisce una serie di beni che, seppur di titolarità del debitore, non sono pignorabili.

Pignorare il nullatenente

Essere nullatenenti non significa, però, essere al riparo dalle azioni di pignoramento. I debiti, infatti, si prescrivono di norma dopo 10 anni e la prescrizione potrebbe anche non compiersi mai se il creditore invia una diffida di pagamento prima della scadenza del termine. Inoltre, il debito potrebbe protrarsi tutta la vita e ricadere sugli eredi che hanno accettato l’eredità o che non siano a loro volta nullatenenti.

Un caso tipico è, poi, l’alienazione di immobili alla moglie o ai figli. Questi contratti possono essere revocati se avvenuti fino a 5 anni prima. In pratica, se si dimostra che il nullatenente è debitore e ha alienato i propri beni per evitare il pignoramento, i contratti possono essere annullati e il debitore potrà rivalersi sul bene. L’azione revocatoria non è richiesta se l’immobile è alienato (venduto o donato) nell’arco di un anno.

Come ricercare i beni di un nullatenente

Un soggetto che risulta nullatenente sulla carta e che si rende insolvente è spesso benestante. Il creditore può, quindi, rivolgersi ad un’agenzia investigativa per individuare beni pignorabili e per determinare quale sia il reale patrimonio del debitore.

In molti casi, poi, i soldi potrebbero essere stati nascosti in conti correnti presso banche straniere o essere su carte prepagate, che sono altrettanto pignorabili.

Il debito, infine, può colpire anche i familiari del debitore deceduto, che hanno accettato l’eredità o che sono in possesso di beni. Il creditore, potrebbe, quindi, agire contro gli eredi pignorando i beni ereditati.

IL PIGNORAMENTO DELLA CASA DEL GARANTE

Il pignoramento della casa del garante può essere avviato se il debitore principale non paga. Capìtano spesso casi in cui, infatti, la banca o la finanziaria richiedano ulteriori garanzie reddituali e/o patrimoniali prima di concedere mutui o finanziamenti.

Differenza fra Fideiussore e Garante

L’art. 1936 del Codice Civile stabilisce che:
È fideiussore colui che, obbligandosi personalmente verso il creditore, garantisce l’adempimento di un’obbligazione altrui

Il garante di fatto è una figura che si impegna a garantire il pagamento di una somma di denaro dovuta dal debitore, senza però assumersi l’obbligo di adempiere all’obbligazione principale (ovvero garantisce, ma non partecipa al pagamento delle rate).

A differenza del garante, il fideiussore risponde in solido con il debitore per l’adempimento dell’obbligazione principale. Questo significa che il creditore può rivolgersi indistintamente al debitore o al fideiussore per ottenere il pagamento dell’importo dovuto. Altra sostanziale differenza è che il garante non può agire in giudizio contro il debitore per il recupero dell’importo pagato al creditore, mentre il fideiussore si.

Riassumendo, mentre il fideiussore risponde in solido con il debitore e può agire in giudizio contro di esso per il recupero dell’importo pagato al creditore, il garante si limita a garantire il pagamento di una somma di denaro dovuta dal debitore.

In ogni caso, sia il fideiussore che il garante hanno consentono di aumentare la fiducia del creditore nel debitore e di agevolare il finanziamento di attività che hanno una certo impegno economico.

Tipologie di fideiussione

Fideiussione semplice

il garante si impegna a pagare il debito solo dopo che il creditore ha effettuato tutti i tentativi per recuperare il denaro dal debitore principale. In questo caso è sufficiente anche un sollecito formale inviato al debitore.

Fideiussione a prima richiesta

il garante si impegna a pagare il debito, senza che il creditore debba dimostrare l’inadempimento del debitore principale.

Fideiussione con beneficio di discussione

il creditore può rivalersi sul garante fideiussore solo dopo avere inutilmente usufruito delle procedure esecutive nei confronti del debitore principale.

Fideiussione omnibus

il fideiussore garantisce per i debiti presenti e futuri del richiedente del mutuo, purché venga stabilito in anticipo un tetto massimo per la copertura del debito.

Fideiussione a saldo e stralcio

il garante si impegna a pagare solo una parte del debito, accordata tra le parti. In caso di scarsa solvibilità sia del debitore principale che del suo fideiussore, il creditore può preferire questa soluzione per avere la certezza di recuperare almeno parzialmente quanto gli è dovuto.

Come funziona il pignoramento della casa del garante

È la procedura giudiziaria che consente al creditore di ottenere il pagamento del proprio credito attraverso la vendita forzata dell’immobile del garante, al posto del debitore principale risultato inadempiente per primo.

Praticamente il garante diventa responsabile del pagamento di quanto avrebbe dovuto il debitore principale.

A seconda delle clausole del contratto di garanzia, se il debitore principale risulta inadempiente, in tutto o in parte, il creditore aggredisce il patrimonio del garante a partire dai beni mobili fino agli immobili. Uno di questi può essere anche la sua abitazione principale.

Il garante diventa quindi il debitore principale e deve affrontare le stesse conseguenze del debitore originale, inclusa la possibilità di subire il pignoramento della propria casa, fermo restando il fatto che l’esecuzione forzata per aggredire la casa del garante può essere decisa solo dal Giudice.

A quest’ultimo verrà notificato l’avvio del procedimento e potrà presentare eventuali opposizioni entro un termine stabilito dalla legge.

Se il garante non si oppone o la sua opposizione viene respinta, l’immobile verrà messo all’asta pubblica e venduto al miglior offerente.

Se il ricavato dell’asta non è sufficiente per coprire il debito e le spese del procedimento, il creditore può agire nei confronti del debitore principale per ottenere il pagamento del restante debito.

Conseguenze per il debitore ed il garante

Il debitore principale rimane sempre responsabile del pagamento del proprio debito, anche se la casa del garante viene pignorata e venduta. Inoltre, la vendita dell’immobile può avere un impatto negativo sulle condizioni di vita del garante e della sua famiglia.

Come evitare il pignoramento della casa del garante

Per evitare che anche il garante subisca l’espropriazione del suo immobile, è cruciale che il debitore principale mantenga sempre in regola i propri pagamenti.

Importante notare che il pignoramento dell’immobile del fideiussore può avvenire soltanto dopo aver tentato il recupero del credito con tutti gli altri mezzi, come ad esempio il pignoramento dello stipendio, del conto corrente o delle altre fonti di reddito del debitore principale.

Anche in questo caso è sempre meglio muoversi PRIMA di arrivare al pignoramento, utilizzando i mezzi che la Legge mette a disposizione.

PIGNORAMENTO DEL CONTO CORRENTE

è un atto di espropriazione forzata. La Legge stabilisce che un creditore possa utilizzare questo procedimento per recuperare un credito che un debitore non riesce a saldare.

Il pignoramento può essere effettuato anche sulle somme depositate sul conto corrente, salvo l’ultimo stipendio, il quale che resta disponibile per qualsiasi necessità del debitore.

Come avviene il pignoramento, i casi

La procedura di pignoramento di un conto segue un iter abbastanza articolato che varia a seconda del fatto che il creditore sia un privato (una banca, fornitore, cittadino) o se  è l’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Nel caso sia un privato

è il giudice designato a notificare l’atto di precetto, dando disposizione alla banca di procedere con il blocco del conto.

Agenzia delle Entrate Riscossione

non è necessario rivolgersi al giudice, essendo debiti fiscali accertati tramite cartella esattoriale.

Sbloccare un conto corrente pignorato

Una volta che il conto viene pignorato dall’ufficiale giudiziario, col conseguente blocco da parte della banca presso la quale risulta aperto, lo sblocco può avvenire solamente su richiesta del creditore oppure su disposizione del giudice.

Come viene effettuato il pignoramento

Prima di procedere al pignoramento viene notificato un atto di precetto, ovvero un ultimo avviso con il quale si comunica l’esecuzione forzata se entro un periodo di tempo (non inferiore a 10 giorni) non avviene il pagamento a saldo del debito accumulato.

Come difendersi dal pignoramento del conto

Mantenere il conto senza saldo attivo

Una soluzione semplice è quella di mantenere il conto in rosso. Si può fare effettuando prelievi costanti per poi trasferire i soldi su un secondo conto intestato ad altri, pe esempio ad un familiare.

Questo metodo non è esente da rischi, ma può essere un’opzione valida per mantenere il tuo conto a saldo zero, continuando ad utilizzarlo e rendendo difficile il pignoramento.

Cointestare il conto corrente

Una soluzione che permette di limitare il pignoramento al 50%. Metodo che limita parzialmente “i danni”, specialmente se il conto è cointestato con il coniuge in comunione dei beni.

Aprire un nuovo conto

Aprire un secondo conto presso un’altra banca può essere una soluzione efficace per proteggere i soldi dal pignoramento. Questo metodo consente di continuare a ricevere pagamenti, anche se il conto principale è stato pignorato, indi bloccato.

Dimostrare la provenienza dei fondi da stipendio o pensione

Cerca di dimostrare che i fondi sul conto provengono da stipendi o pensioni. Questi redditi godono di una protezione legale, limitando la somma pignorabile.

Come sapere se un conto corrente è pignorato?

L’atto di pignoramento viene notificato sia alla banca che al debitore. Così facendo il debitore è in grado di sapere se il proprio conto corrente è stato pignorato.

Di solito, le due notifiche – quella alla banca e quella al correntista – avvengono nello stesso momento, ma nulla esclude che l’una possa giungere prima dell’altra, a seconda della distanza dei due luoghi e dei tempi del servizio postale (nel caso di spedizione a mezzo posta) o dell’ufficiale giudiziario (nel caso di consegna a mano).

Così, se mai la banca dovesse ricevere il pignoramento prima del debitore, quest’ultimo potrebbe trovarsi dinanzi alla sorpresa di un conto pignorato senza averne ancora avuto comunicazione.

Infatti, il blocco del conto opera nel momento in cui la notifica viene portata a conoscenza dell’istituto di credito, anche se ancora quella al correntista non è stata eseguita.

Alla luce di ciò, come si fa a sapere se il conto corrente è stato pignorato?

Non appena riceve la notifica del pignoramento, la banca provvede a sottrarre, dal saldo del conto, l’importo indicato nell’atto di pignoramento. In pratica, dall’oggi al domani, il correntista si accorge di non avere più sul proprio conto i soldi che prima aveva.

Tali importi vengono accantonati dalla banca in vista dell’ordine del giudice – che verrà emesso all’udienza indicata nell’atto di precetto – di stornare tali importi in favore del creditore.

Chiaramente, se il saldo sul conto è superiore rispetto all’importo riportato sull’atto di pignoramento, il correntista si troverà ad avere un conto più esiguo. Se invece il saldo è uguale o inferiore all’importo pignorato, il conto sarà completamente “a zero”.

Il blocco del conto avviene in pochi minuti dalla notifica, quindi chi ha ricevuto l’atto di precetto da non più di 90 giorni, deve prefigurarsi la possibilità che eventuali accrediti sul conto corrente possano essere oggetto di pignoramento, qualora la propria banca abbia già ricevuto l’atto.

In breve, non c’è altro modo di sapere se il proprio conto corrente è stato pignorato, se non tramite queste due operazioni:

  • il ricevimento dell’atto di pignoramento dall’ufficiale giudiziario o dal postino;
  • la richiesta di estratto conto e verifica del saldo.

CONTI CORRENTI NON PIGNORABILI

La più temuta forma di pignoramento, da parte dei debitore, è quella del conto corrente, in quanto tra pignoramento mobiliare, immobiliare e presso terzi, sarebbe la più veloce e quella dai costi probabilmente più contenuti.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è:

Esistono conti correnti che non siano pignorabili?

La risposta è NO. Mentre in alcuni casi il pignoramento delle carte prepagate non è consentito, quando si tratta di conti correnti il pignoramento è sempre ammesso, indipendentemente dal tipo di conto.

Anche i conti correnti esteri intestati ad una persona debitrice sono pignorabili e non evitano il pignoramento.

Però, come è vero che ogni conto corrente può essere pignorato, è altrettanto vero che anche al debitore vanno garantiti i mezzi economici per il proprio sostentamento.

Ciò significa che vi sono limiti di legge che potenzialmente potrebbero rendere qualsiasi conto corrente impignorabile, se non altro non completamente.

Innanzitutto, non sono pignorabili i conti correnti in rosso.

I conti correnti, poi, dove al debitore viene accreditato lo stipendio e/o l’assegno pensionistico non sono interamente pignorabili, ma solo nella misura prevista dalla legge.

Inoltre come già detto, i conti correnti cointestati possono essere pignorati solo per la metà.

Non sono inoltre pignorabili i conti correnti su cui viene accreditata solo la rendita di un’assicurazione sulla vita e/o la pensione di invalidità e/o assegni di accompagnamento per disabili, questo per la loro stessa natura di impignorabilità.

Quando un conto corrente non è pignorabile?

Un conto corrente può essere pignorato solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale. Questo significa che, se al momento del pignoramento sono presenti somme superiori all’importo in questione, potranno essere pignorate nella totalità.

Al contrario, se la cifra presente è inferiore, il conto corrente non può essere bloccato. Nel caso in cui siano presenti versamenti relativi a stipendio o pensione, il conto corrente può essere pignorato, rispettando i limiti citati, fino alla totale estinzione del debito.

CONCLUSIONI FINALI

Cancellazione dei debiti

Dopo questa lunga trattazione avrete certamente capito che ritrovarsi con un pignoramento, di qualunque natura esso sia, è spiacevole e, se vogliamo, per certi aspetti anche umiliante.

Da questo trattato si evince chiaramente che l’unico modo per evitare un pignoramento è quello di trovare una soluzione per saldare il debito in essere. Personalmente consiglio di iniziare a cercare soluzioni PRIMA che il creditore avvii questo procedimento, perchè DOPO diventa tutto più complicato.

Per questo ti consiglio di affidarti ad aziende capaci di farsi carico del tuo problema per cercare una seria mediazione verso i tuoi creditori.

Le soluzioni ci sono, e possono essere molteplici…

ovviamente ogni caso è un caso a sè e va fatto valutare in modo serio e professionale. La soluzione migliore, secondo me, rimane quella di non arrivare a farsi pignorare dei beni o rischiare l’ipoteca sulla casa. Le Leggi e le procedure per ottenere un lauto sconto % del debito esistono, ma vanno sapute applicare (e pure in modo celere).


Fonti delle informazioni: agenziaentrateriscossione.gov.it / consulenzalegaleitalia.it / dirittodiconsenso.it / diritto.it / laleggepertutti.it / tuteladelcredito.cloud / lastampa.it / sostariffe.it / fiscomania.it / dequo.it / debitoconsulting.it / avvocato360.it / agenziarisoluzionedebiti.it / milanofinanza.it / dirittodellacrisi.it


Vota l'articolo
Sending
Media dei voti:
5 (10 voti)